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Rivoluzione dei gelsomini


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Cena con uova di quaglia

“Tahar vuole restare a fare la Rivoluzione” diceva Alex prima che il compagno d’appartamento ritornasse a Lisbona da Tunisi. Alex è un informatico, anche se non sembra, abituato alle sommosse dei narcos di Città del Messico. “Tahar vorrebbe trasferirsi a Parigi da un cugino, dove ti guardano e pensano che sai fare solo kebab” dice e sorride Anka, tagliando il pollo fatto sudare dentro un sacchetto nel forno. Eloud ha imparato l’italiano guardando la Tv, viene da un paesino della Transilvania e promette sempre di cucinare Lego, il cincillà dell’amica della stanza accanto. La cena di primavera in Rua Poco Dos Negro. La sera prima che cadesse il governo.
Anka e Eloud. Architetti, 25 anni, laureati a Mendrisio in Svizzera, arrivati assieme a Lisbona da Bucarest con una Cytroen C1 gialla. Lavorano con un contratto da stagisti, in uno studio che si affaccia sul fiume Tejo.

Tahar è tornato un mese più tardi in Tunisia. La rivolta con appoggio di parte dell’esercito aveva fatto volare oltre confine il presidente. Dopo 23 anni dittatura, vecchia quanto gli anni dello studente di informatica di ritorno dal Portogallo. Uomini e donne identici a Tahar muoiono affogati. Lasciati colare a picco come i barconi che affondano a poche miglia dalle coste. Chiusi in gabbia nei centri di identificazione e espulsione italiani. Dentro una rete metallica. Clandestini per legge.
(articolo pubblicato su anordesdiche.com)

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