Un video, un post, una canzone: per comunicare. Piotr Cichocki è un antropologo polacco. Lavora all’Istituto di etnologia dell’università di Varsavia. Il suo argomento di ricerca è la “fusione dell’identità moderna con i media elettronici e la cultura popolare”. Nell’intervista rilasciata Grzegorz Szymanik per la Gazeta Wyborcza, tradotta da Presseurop, spiega perché migliaia di giovani polacchi sono scesi in strada a protestare contro Acta (accordo anti contraffazione), temendo che le basi stesse del loro stile di vita siano a rischio.
“Ho effettuato ricerche su Grono (un social network polacco simile a Facebook), osservando in che modo gli utenti creino con i loro profili le loro identità virtuali. Molti si presentano tramite link. Invece di descriversi, postano citazioni ogni giorno, tratte da libri, canzoni, filmati di YouTube o file Mp3. L’identità che si creano in questo modo è intessuta di molteplici significati raccolti in rete. Che l’informazione online plasma le identità degli utenti, fornisce loro materiale che i giovani amano scambiarsi. E significa anche che escluderli ed evitare che lo facciano equivale a menomare in un certo senso la loro identità. Oggi protestano perché temono che l’Acta possa etichettare come pirateria le loro scelte esistenziali e la loro libertà d’espressione. Sono veramente spaventati che qualcuno voglia espropriarli di una parte della loro identità”.
“È questo ciò di cui tutti si lamentano, a prescindere dalle simpatie politiche. I giovani sono favorevoli a qualsiasi opzione, sia quelli del movimento antifascista Antifa, sia quelli dell’estrema destra. Per loro internet è un ambiente nel quale muoversi e agire raccogliendo informazioni su ciò che è di loro interesse e formarsi politicamente. E soprattutto vogliono che il web resti così com’è. I giovani non considerano un furto ciò che fanno sul web. Se in rete c’è qualcosa la usano senza farsene un problema e basta. Anche se dal punto di vista della legge è una violazione. Sì, si tratta di un furto, ma per le informazioni o la cultura non si può utilizzare il medesimo parametro che si usa per le proprietà materiali. Oggi lo scambio di cultura pare una cosa del tutto nuova. Henzy Jenkins descriveva il fenomeno con esempi della cultura statunitense, e diceva che la cultura del XIX secolo non aveva padrone. I villaggi si scambiavano canzoni e le ballate folk riutilizzavano il materiale estrapolato da testi letterari. L’etica professionale e la discrezionalità nei contenuti sono apparse con l’industria culturale. La situazione è cambiata radicalmente quando sono entrati nelle case i personal computer, consentendo a qualsiasi utente di pubblicare suoni, filmati, testi, mix, remix e condivisioni. La cultura dal basso sta ritornando ad affermarsi e l’industria culturale è in pericolo. I rapporti tra produzione e consumo sono in evoluzione, e non sappiamo in che direzione evolveranno. Le soluzioni legislative come l’Acta, contro le quali si stanno scagliando la maggior parte degli utenti di internet, cercano di spingere le cose così da incentivare i profitti degli industriali, di proteggerli e di asserragliarli nei loro ruoli. Gli artisti stessi sono alla ricerca di nuovi canali distributivi, indipendenti dalle grandi multinazionali, come dimostrano le pubblicazioni online di gruppi come i Radiohead o l’enorme successo di portali di musica per la vendita diretta dei brani, come bandcamp.com“.
Il 26 gennaio, durante le manifestazioni in Polonia, si era dimesso l’incaricato per la negoziazione del trattato anti contraffazione Acta per l’Europa. Kader Arif (fotoslide), eurodeputato francese, ha spiegato la sua decisione in un’intervista del Guardian: “va troppo oltre” tagliando l’accesso ai farmaci salvavita generici fino a limitare le libertà di internet. Arif voleva denunciare “nel modo più forte possibile il processo che ha portato alla firma dell’accordo: non c’è stata consultazione delle società civile e c’è stata mancanza di trasparenza fin dall’inizio”. Spiega anche che è impossibile rinegoziare l’accordo “ciò significa che per gli stati è possibile accettare o respingere l’Acta, l’ala destra del parlamento europeo aveva imposto un calendario serrato non è stato possibile inserire alcuna condizione per la ratifica dell’Acta”.
Acta, oltre che in Polonia, ha scatenato proteste in Australia, Nuova Zelanda, Canada Giappone, Usa e Ue, che hanno firmato l’accordo. Ancora nessuno ha ratificato il trattato. Il problema dei farmaci generici: Sono farmaci in commercio perché è scaduto il brevetto o per le politiche di alcuni stati, non sono farmaci contraffatti però con l’entrata in vigore di Acta, il titolare del brevetto potrebbe ordinare il sequestro preventivo del carico e ordinare la distruzione dei farmaci. Sono farmaci fondamentali perché costano meno e salvano la vita delle persone soprattutto nei paesi in via di sviluppo, molto contrastati dalle case farmaceutiche – spiega l’eurodeputato - Acta sembra essere molto sbilanciato a favore dei detentori di brevetti. Questo è uno dei principali problemi con l’accordo”.
Il capitolo della rete. Internet sarà a rischio se Acta verrà ratificato nella sua forma attuale, perché reintroduce il concetto della responsabilità dei fornitori di Internet: gli utenti che condividono dati (film, video, musica..) con il file sharing potrebbero essere soggetti a illeciti e chi viene trovato alla frontiera, con materiale scaricato, potrebbe essere arrestato o denunciato penalmente per trasporto di merce contraffatta. La commissione europea ha cominciato a spiegare come funziona l’accordo commerciale, diffondendo un documento “10 miti su Acta“, informando che è stato redatto in termini “molto flessibili”.
Da alcuni mesi sono in corso discussioni su un accordo internazionale per la tutela del copyright più severo delle proposte già contestate negli Stati Uniti e in Europa. La bozza dell’accordo fa parte della Trans-Pacific partnership (Tpp), un’intesa commerciale tra Australia, Cile, Nuova Zelanda, Stati Uniti e altri paesi del Pacifico. Nel frattempo in Europa, è stata convocata per l’11 febbraio una protesta contro l’Anti-counterfeiting trademark agreement (Acta), un trattato europeo contro la contraffazione, che interesserà anche i provider e gli utenti della rete, riporta Internazionale.
La cyber community La quadrature du Net, ha messo in rete un dossier su Acta consultabile online, che verrà aggiornato di continuo: un osservatorio sull’evolversi del trattato commerciale sul copyright. Alla domanda del Guardian, su cosa pensa dovrebbero fare i cittadini europei, Kader Arif ha detto: “Dimostrare che esiste interesse e preoccupazione per questo tipo di accordo è il modo migliore per creare un vero dibattito pubblico”.
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.